Pa Social Day 2020: focus anche sulla Dad e la Media Education

Una maratona lunga 10 ore per parlare di innovazione, digitale, comunicazione, e giornalismo. L’edizione del Pa Social Day 2020 si è svolta interamente online a causa dell’emergenza coronavirus ed ha rappresentato un bell’esperimento formativo e sociale. Diciotto le città partecipanti da tutta Italia e tanti gli esperti coinvolti. (il programma: https://bit.ly/3fPWEfh).
Tra i temi approfonditi si è parlato anche di didattica a distanza e di media education. Argomenti quanto mai attuali. Il tema è stato trattato, in particolare, da Giuseppe Lanese, portavoce dell’Ufficio Scolastico del Molise, docente e giornalista. Lanese ha raccontato anche la sua esperienza diretta in materia di didattica a distanza come membro della Task force del Ministero dell’Istruzione e della Protezione civile che, sin da fine febbraio 2020, ha seguito, aiutato e monitorato le scuole nella difficile fase del lockdown.
Ecco l’intervento integrale:
“E’ stato detto in più di una occasione che il mondo della scuola – e dell’istruzione più in generale – ha dimostrato grande resilienza in questo difficile periodo. E con tutte le difficoltà del caso ha combattuto, ha lottato, ha resistito e non si è arreso alle difficoltà. Abbiamo ulteriormente imparato –anche se questo dentro di noi dovrebbe essere un elemento acquisito e acclarato – quanto la scuola serva al Paese. E quanto non se ne possa fare a meno. Secondo un recente sondaggio Ipsos, il settore dell’istruzione nazionale (dalla scuola dell’Infanzia e fino all’Università) è ai vertici della scala di gradimento per gli italiani con un punteggio di 59. E l’istruzione stacca di diversi punti anche le associazioni no profit che raggiungono un punteggio di 49 nella scala di gradimento. Quindi gli italiani considerano la scuola una colonna per la società. Un altro termine che andrà sicuramente ricordato quando si parla di scuola in questo momento è FLESSIBILITA’. La nostra comunità scolastica si è reinventata, nel giro di pochissimo tempo, riuscendo a passare da una didattica al 100 per cento in presenza ad una didattica al 100 per cento a distanza. Con buoni risultati, vorrei sottolineare. Secondo la mia personale esperienza essendo impegnato ormai da fine febbraio in attività di monitoraggio e formazione proprio su questi temi con molte scuole. Certo, ci sono state e ci sono ancora molte criticità: il livello di connettività, gli strumenti a disposizione, la distanza dai docenti che ha sicuramente influito sulla produttività scolastica degli alunni, i problemi legati all’integrazione dei soggetti più deboli (sia dal punto di vista fisico, psicologico che sociale), i limiti obiettivi anche rispetto all’insegnamento dei più piccoli. Molto meglio, invece, la dad e la formazione a distanza in ambito universitario, ma anche per la formazione dei docenti, con centinaia di corsi erogati in tutta Italia in questo periodo di lockdown. Il ministro dell’Università Manfredi ci ha anche fornito dati interessanti. In meno di un mese, circa il 95% dell’offerta didattica è stata portata in rete, con il 90% degli studenti a seguire i corsi. In questo trimestre, rispetto al trimestre scorso, non è cambiato il numero dei laureati e degli esami sostenuti, svolti online. Probabilmente, in futuro l’e-learning e la dad saranno sempre più usati negli atenei con la possibilità di integrare la didattica a distanza con quella in presenza. Questo perché ci sono fasce studentesche escluse dalla presenza, come le categorie più fragili quali i disabili, oppure persone provenienti da aree disagiate, con difficoltà di spostamento, studenti fuori corso, studenti lavoratori. Ma la dad permette anche di internazionalizzare i corsi aprendo i nostri atenei agli studenti stranieri senza dover immaginare viaggi e spostamenti. Quindi il futuro potrebbe essere l’integrazione. Senza la dad, la scuola sarebbe stata ferma. E questo, per fortuna, non è accaduto. Grazie all’impegno dei dirigenti scolastici, dei docenti (con orari prolungati e con decine di corsi di formazione effettuati). Grazie a tutto il personale della scuola, al Ministero dell’istruzione (che ha investito tempo e risorse) agli Uffici scolastici regionali. Una grande rete nazionale al servizio del territorio. E grazie anche alle famiglie che mai come in questo momento sono state vicine alla scuola offrendo un grande aiuto a casa con i loro figli. La scuola si è dimostrata quella grande comunità che è. Secondo un recente sondaggio civico promosso da Cittadinanza attiva, il 92% delle scuole ha attivato la didattica a distanza, per lo più con lezioni in diretta su varie piattaforme (85%) e una durata media a lezione fra i 40 e i 60 minuti (69%). Il 60 per cento degli intervistati dà una valutazione positiva del lavoro svolto in questa nuova veste. Probabilmente ha inciso sulla soddisfazione anche l’aspetto legato allo smart working e alla possibilità di frequentare riunioni, collegi e consigli di classe da remoto evitando spostamenti in auto e rischi per il viaggio (mettiamoci anche i vantaggi per il minore inquinamento procurato). Cosa ne sarà della didattica a distanza quando tutto tornerà come prima? (lo speriamo). Sicuramente sarà un servizio in più a disposizione della scuola. Sicuramente resterà il grande balzo in avanti in termini di uso delle tecnologie e in dotazioni a disposizione di scuole e famiglie. Sicuramente resteranno le nuove competenze acquisite da docenti e studenti. Personalmente penso che la dad potrà essere utile anche in futuro per il mondo della scuola con tecnologie sempre più immersive anche se non può essere paragonata dal punto di vista pedagogico alla didattica in presenza, in termini di feedback con i docenti e di relazione tra i compagni. Guardarsi negli occhi è fondamentale per una comunicazione efficace, dicono gli esperti. La dad va meglio regolamentata dal punto di vista organizzativo. Servono linee guida chiare che diano una direzione unitaria alle scuole pur nell’autonomia che viene riconosciuta agli istituti. Restano problemi legati alla privacy e alla protezione dei partecipanti anche dai nuovi attacchi di cyberbullismo che ora, come la cronaca ci racconta, possono avvenire anche durante le lezioni tramite l’incursione di hacker e cyberbulli. L’Osservatorio nazionale sul contrasto al bullismo e al disagio giovanile ci dice che nel primo mese e mezzo di dad si sono registrati 145 casi di cyber bullismo verso gli alunni, 74 casi verso gli insegnanti e 11 casi di revenge porn. Occorre insegnare ai nostri giovani ad usare correttamente la rete e le nuove tecnologie. La media education dovrebbe diventare oggetto di approfondimento nelle nostre aule. Dobbiamo rafforzare e promuovere la funzione pedagogica delle varie forme di comunicazione. Dobbiamo farlo, perché la comunicazione non è solo prerogativa di giornalisti e comunicatori, dunque di professionisti del settore. Non più. Oggi anche i nostri giovani hanno nelle loro mani gli strumenti di comunicazione usati dagli stessi professionisti. E a volte questi strumenti possono diventare delle vere e proprie armi. E non parlo solo di cyberbullismo, ma anche del contrasto al linguaggio d’odio che pervade la rete. Il cosiddetto hate speech. E di fake news. Anzi, l’OMS ha parlato proprio di infodemia, cioè di diffusione di una quantità di informazioni enorme, provenienti da fonti diverse e dal fondamento spesso non verificabile. Ancora di più, allora, bisognerebbe insegnare ai nostri ragazzi ad orientarsi. E non a caso si parla di media education anche nell’azione 14 del Piano nazionale scuola digitale. Il cantautore Eugenio Finardi parla di disinformazione in un brano scritto proprio a ridosso del lock down: “La disinformazione c’è sempre stata e continuerà ad esserci nel mondo; è un’arma potentissima, più di un fucile. E’ più facile comprendere la cattiva informazione che non quella corretta”. Un’ultima considerazione voglio farla rispetto al tema della sicurezza, della privacy e della tutela dell’infinità di video, foto e materiale culturale prodotto dalle nostre scuole nel periodo di lockdown. E’ materiale che va protetto. Ci sono tecnologie come la blockchain che servono a questo. Che possono tutelare corsi, lezioni, video artistici e musicali in rete. Ci sono già molte scuole che stanno usando questa tecnologia. L’ordine nazionale dei giornalisti sta pensando di usare la blokchain, ad esempio, per certificare gli articoli prodotti in rete dai giornalisti iscritti all’Albo. Ed è un ragionamento che va fatto perché ci sono opere culturali straordinarie che stanno riempendo la rete e che vanno tutelate. E a proposito di lavori delle scuole. Su impulso del ministero dell’istruzione le scuole hanno prodotto lavori bellissimi in rete sul tema della didattica a distanza che sono stati rilanciati a livello nazionale anche dal Ministero dell’Istruzione”.

Pubblicato da Giuseppe Lanese su Mercoledì 20 maggio 2020

 

 

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Nasce il Digital Lab di PaSocial e UniPegaso

Digital Lab è il primo laboratorio italiano riguardante i temi della nuova comunicazione. Brand journalism,  storytelling, content marketing, comunicazione pubblica. Sono questi i temi di cui si occuperà il Digital Lab in quattro tappe formative a Roma, Milano, Napoli e Firenze. Ieri il primo incontro a Roma, nella sede del Binario F di Facebook”.
All’evento si sono iscritti giornalisti, comunicatori e professionisti da varie parti d’Italia. Hanno partecipato come relatori: Francesco Di Costanzo (presidente di PAsocial), Roberto Zarriello coordinatore del Digital Lab (giornalista e docente di Comunicazione digitale e social media all’UniPegaso, oltre che autore di vari libri sul giornalismo e la comunicazione), Carlo Verna presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Francesco Giorgino caporedattore del TG1 e docente Luiss di Content Marketing e Brand Storytelling, Rosa Cialini rappresentante di Facebook Italia Saverio Cuoghi fondatore di Innovazione 2020. L’evento formativo è stato moderato dal giornalista Giuseppe Lanese

“Questa iniziativa fa parte dei nuovi percorsi di formazione e divulgazione che PA Social mette in campo  per il nuovo anno”, spiega Francesco Di Costanzo all’Ansa. “L’obiettivo è quello di offrire sempre maggiori opportunità di aggiornamento e confronto”.

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Piano Scuola Digitale, Equipe Formative e Future Labs: la scuola punta sull’innovazione

Piano Nazionale Scuola Digitale – nuove opportunità: Equipe formative e Future Labs”. E’ il titolo del workshop organizzato lo scorso 6 dicembre nell’aula magna dell’Istituto Tecnico Settore Tecnologico “Marconi” di Campobasso dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Molise e dalle Equipe formative del MIUR. All’evento formativo hanno aderito 100 partecipanti tra dirigenti scolastici, animatori digitali e docenti del team dell’innovazione. Hanno partecipato all’appuntamento in qualità di relatori: Giuseppe Lanese (Resp. Comunicazione e Portavoce USR), della rete dei Referenti del Piano nazionale scuola digitale per il MIUR e membro dell’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale di Pasocial e Istituto Piepoli; Antonello Venditti, componente delle Equipe Territoriali Formative; Annalisa Gaddi, docente e Responsabile del Future Lab “Marconi”. Il workshop è stato introdotto dal Dirigente scolastico dell’ITST “Marconi” di Campobasso, Adelaide Villa. Ha partecipato alla giornata formativa anche il Direttore dell’USR Molise, Anna Paola Sabatini.
Giuseppe Lanese, nel suo intervento, ha tracciato il punto sullo stato dell’arte del Piano nazionale scuola digitale in Italia, illustrando i risultati ottenuti in questi anni dal mondo della scuola in termini di dotazione tecnologica, metodologie e competenze acquisite da studenti e docenti. Lanese ha, inoltre, evidenziato i punti di forza e debolezza della scuola italiana nel contesto europeo, alla luce degli ultimi dati dell’OCSE. Antonello Venditti ha spiegato ai docenti e dirigenti scolastici presenti il ruolo delle Equipe territoriali del MIUR, oltre alle azioni formative da intraprendere nei prossimi mesi ed ha illustrato le modalità di supporto ai docenti animatori digitali delle scuole di ogni ordine e grado. Annalisa Gaddi, infine, ha presentato il “Future Lab Marconi”, con inaugurazione il 12 dicembre 2019, alle 10:30

I “FUTURE LABS”
Future Labs” è un progetto del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per la realizzazione di ambienti laboratoriali didattici innovativi che abbiano la funzione di poli formativi (in tema di innovazione e digitale) per il personale scolastico. L’iniziativa si ispira al modello internazionale del Future classroom lab. In tutta Italia sono stati individuati e finanziati 28 Future Labs in altrettante scuole con il compito di formare i docenti all’interno di ambienti di apprendimento innovativi.

Il “FUTURE LAB MARCONI”


Si trova nell’ITST “Marconi” di Campobasso. Si basa su un complesso di tre ambienti situato nei locali del piano seminterrato della scuola, riportati in uso grazie a questo progetto. Sono ambienti moderni e dinamici, ricchi di strumentazioni all’avanguardia per quanto riguarda le azioni della didattica così come intese nel PNSD, che saranno finalizzati alla formazione dei docenti, ma diventeranno anche luogo di incontro e confronto con gli studenti. Il Future Lab Marconi è costituito da un’area centrale flessibile arredata con sedute 3.0. Esiste una ZONA DI COLLABORAZIONE, con dotazioni tecnologiche, sedute mobili e arredi flessibili, una ZONA DI INVESTIGAZIONE, attrezzata con lenti-microscopio per smartphone e notebook/tablet e una ZONA DI CREAZIONE, attrezzata per le produzioni audio/video e di oggetti virtuali. La zona consentirà anche l’acquisizione di scansioni 3D per la creazione di progetti in realtà aumentata, e l’acquisizione di immagini a 180° o 360°, da visualizzare con appositi visori.
Il Future Lab Marconi, inoltre, può funzionare anche come FabLab, ed è predisposto per progettare, disegnare e produrre prototipi. Al suo interno trovano posto una tagliatrice laser, una stampante 3D, una termoformatrice. Nell’aula Modern Didactic, invece, è posizionato un arredo flessibile, schermo touch, tablet e carrello di ricarica. Non mancano nemmeno dispositivi adatti ad attività di coding e robotica educativa di vario genere. Infine, l’Aula Magna del Marconi è in grado di trasformarsi in una Agorà grazie ai nuovi arredi, mobili e insonorizzati.
M.A.

 

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Eredità Culturale Digitale, prosegue la sfida della Rete #DiCultHer

Matera Capitale Europea della Cultura 2019 ha ospitato lo scorso 2 settembre l’incontro dal titolo “Educazione all’eredità culturale digitale: dalla Piattaforma Blockchain #LRXCultura alla #CartadiPietrelcina”. L’appuntamento (che segue l’Accordo Quadro siglato nel maggio scorso tra l’Amministrazione comunale di Matera e la rete #DiCultHer) si è svolto nella Casa Cava, uno dei simboli della città patrimonio dell’UNESCO.

Un’occasione unica per fare il punto su tutte le attività avviate in Italia dalla Rete DiCultHer e per delineare i nuovi scenari sul tema della cultura digitale. Al centro della tavola rotonda, moderata con grande professionalità dal segretario generale di DiCultHer Carmine Marinucci, la “Carta di Pietrelcina” (sull’eredità culturale digitale). Il documento, sottoscritto lo scorso 30 luglio a Pietrelcina (Benevento), porta la firma dell’associazione DiCultHer, dei Poli DiCultHer di Molise, Puglia e Sicilia e degli Uffici Scolastici Regionali di Basilicata, Calabria, Molise e Puglia. La Carta di Pietrelcina ha ottenuto il patrocinio di importanti enti ed organismi nazionali ed internazionali come: INDIRE, ICCU, Istituto centrale per i Beni sonori e audiovisivi, la piattaforma Europeana Education, la fondazione di Papa Francesco per il digitale Scholas Occurrentes, la fondazione Italia Patria della Bellezza e Ampioraggio.

La Carta di Pietrelcina punta a promuovere l’educazione e la formazione sul Patrimonio Culturale Digitale, nonché alla Piattaforma LRX CULTURA – basata sulla tecnologia Blockchain – che rappresenta il luogo dove studenti, docenti ed operatori culturali potranno non solo condividere le loro attività previste nella programmazione di DiCultHer, ma anche accedere a servizi loro dedicati. Durante l’incontro di Matera è stata presentata anche la programmazione delle attività DiCultHer per l’anno scolastico 2019-20. L’Unione Europea ha definito nell’Articolo 2 delle Conclusioni del Consiglio del 21 maggio 2014, la Digital Cultural Heritage come “risorsa strategica per un’Europa sostenibile” (2014/C 183/08) a seguito delle numerose considerazioni e istanze maturate a livello nazionale internazionale negli ultimi anni inerenti al valore culturale dei prodotti nati nell’Era Digitale. Come catalizzatore e sintesi di tali riflessioni, si è sviluppato l’operato della Scuola a Rete per la Formazione nel Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities – #DiCultHer.

Questa rete ha stimolato un dibattito tra le istituzioni partecipanti: università, scuole, istituzioni culturali, associazioni, singoli individui, al fine di identificare il digitale nel suo autentico ruolo di facies culturale dell’epoca contemporanea e di favorire un rinascimento culturale digitale, una nuova “Megàle Hellàs”, capace di raccogliere la straordinaria eredità culturale e storica dell’Italia, e in particolare del Mezzogiorno, vista in una prospettiva europea, reinventata grazie alla creatività dei suoi giovani e al coinvolgimento di vere e proprie “comunità di eredità culturale”, nello spirito della Convenzione di Faro. All’incontro sono stati invitati a partecipare: Raffaello De Ruggieri sindaco di Matera, Gianmaria Ajani rettore Unito e presidente DiCultHer, Aurelia Sole rettrice Unibas, Domenico Masone sindaco Pietrelcina, Claudia Datena direttore USR Basilicata, Lucia Abiuso per l’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria – Polo DiCultHer Calabria), Angelo Argento presidente Cultura Italiae, Nicola Barbuti di Uniba – coordinatore Polo DiCultHer Apulian, Letizia Bindi di Unimol – coordinatore Polo DiCultHer Molise, Simonetta Buttò – direttore Istituto Centrale del Catalogo Unico-MiBAC, Pamela Giorgi di INDIRE, Giuseppe Lanese componente dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale di PASocial e Istituto Piepoli, Sabina Magrini direttore Istituto Beni Sonori ed Audiovisivi-MiBAC), Alfonso Pecoraro Scanio ALFONSO PECORARO presidente Fondazione Univerde, Carina Rossa della Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes), Grazia Ruggiero dirigente scolastico del Liceo Classico Linguistico Scienze Umane “F. De Sanctis” di Trani), Claudio Senigagliesi presidente Fondazione ITS Servizi alle Imprese.

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Il 4 luglio alla Camera dei Deputati la presentazione della Campagna #Mezzopieno per la Parità di Informazione Positiva con il contributo di 100 giornalisti

Sono 100 i giornalisti individuati da Mezzopieno e coinvolti nella campagna nazionale sulla Parità di Informazione Positiva e sul confronto aperto riguardo le buone notizie.

Leggi i contributi dei giornalisti coinvolti

Il 4 luglio il movimento Mezzopieno presenta alla Camera dei Deputati la campagna nazionale Parità di Informazione Positiva. Si tratta di una riforma dell’informazione che coinvolge centinaia di giornalisti, redazioni e testate in tutta Italia per un nuovo approccio alla cultura della positività.

La campagna #mezzopieno è stata lanciata in tutta Italia nella 52° Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, delle Comunicazioni Sociali e del Giornalismo di Pace del 13 maggio 2018.

COSA PREVEDE LA CAMPAGNA: IL PENSIERO DI MEZZOPIENO 

Dare uguale spazio nei giornali e telegiornali all’informazione positiva, alle buone notizie e alla capacità del mondo e delle persone di costruire e di migliorare creando bellezza e armonia. Portare la comunicazione gentile in tutte le scuole. L’eccessiva attenzione alle notizie negative, polemiche e di carattere vittimista e il ricorso ossessivo alla lamentela e alla spettacolarizzazione della sofferenza sono fenomeni che coinvolgono largamente i media e che non rispecchiano la variegata moltitudine della realtà. Il mondo è alimentato dai successi e dall’impegno di persone e comunità che ogni giorno cambiano la storia e la società con la loro buona volontà e la collaborazione, senza fare rumore. Dare voce a questo aspetto della realtà rende onore alla bellezza, alla capacità e alla bontà, restituendo dignità e rispetto ad un mondo spesso trascurato o considerato minoritario. “Chiediamo che tutti i notiziari dedichino la metà dello spazio alle notizie positive – spiegano da Mezzopieno – Chiediamo agli organi di stampa e ai responsabili delle testate giornalistiche di adottare una linea editoriale che privilegi più i fatti che le opinioni. Chiediamo al Consiglio dei Ministri di prevedere un meccanismo di equiparazione dei contributi all’editoria che incentivi l’attuazione di questo principio”.

COSA PROPONE MEZZOPIENO

“Proponiamo – spiegano da Mezzopieno – di adottare un protocollo per l’informazione positiva nazionale, redatto da un gruppo di esperti nella comunicazione, nel benessere sociale e della società civile che definisca le linee guida e parametri di classificazione condivisi delle notizie positive. Proponiamo di istituire un monte ore minimo da dedicare nelle scuole per la lettura dei quotidiani, per la condivisione di notizie positive e costruttive e per l’insegnamento della comunicazione gentile”. La mission di Mezzopieno è quella di diffondere la cultura della positività per tornare a credere nel mondo e negli esseri umani, partendo dal modo in cui viene descritta la realtà.

COS’È MEZZOPIENO

È la rete italiana della Positività: un collettivo di associazioni, aziende, scuole, giornalisti, insegnanti, ricercatori, artisti e persone comuni impegnate dal 2005 nella diffusione della cultura della positività e della gratitudine. Con oltre 600 aderenti, gruppi territoriali e volontari in tutta Italia la rete realizza dal 2014 il primo free press di sole buone notizie Mezzopieno News e il primo TG delle Buone Notizie fatto dai ragazzi delle scuole della rete, portati negli ospedali, aziende, scuole, carceri e tra la gente per diffondere la fiducia nel mondo e negli esseri umani. La rete si riconosce nel Manifesto della Positività Mezzopieno. (Giuseppe Lanese)

https://www.change.org/p/per-avere-un-informazione-positiva-e-veritiera-in-giornali-e-telegiornali-e-portare-la-comunicazione-gentile-nelle-scuole

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Il 18 giugno arriva la seconda edizione del PA Social Day

Dopo il grande successo dello scorso anno, il 18 giugno si tiene la seconda edizione del PA Social Day, un evento unico nel suo genere a livello internazionale con 18 città impegnate in contemporanea sui temi della nuova comunicazione. L’evento è organizzato e promosso dall’associazione PA Social, la prima in Italia dedicata allo sviluppo della nuova comunicazione, quella portata avanti attraverso social network, chat, intelligenza artificiale, tutti gli strumenti innovativi messi a disposizione dal digitale.
Francesco Di Costanzo, presidente dell’associazione nazionale PA Social e Livio Gigliuto, Direttore dell’Osservatorio nazionale sulla Comunicazione Digitale e Vice Presidente Istituto Piepoli, hanno presentato a Roma stamattina alla stampa il programma dell’evento e le tante novità proposte per l’edizione 2019.
Il PA Social Day è organizzato dall’associazione PA Social e realizzato grazie ai partner InfoCamere, L’Eco della Stampa, Digital4Democracy e ai media partner Agi, iPress, cittadiniditwitter.it e Ilgiornaledellaprotezionecivile.it.
“Il PA Social Day – spiega Francesco Di Costanzo, presidente di PA Social – sarà una grande occasione di confronto, partecipazione, scambio di buone pratiche, una ulteriore opportunità di crescita per la rete nazionale della nuova comunicazione. Ogni anno, con soddisfazione, assistiamo ad una crescita nel numero e soprattutto nella qualità di buone pratiche in tutto il Paese, l’Italia è un modello per enti e aziende pubbliche che utilizzano web, social network, chat, intelligenza artificiale per la comunicazione, l’informazione e i servizi al cittadino. Non è un caso e lo faremo nuovamente il prossimo 20 giugno a Tunisi su invito Ocse, che il nostro Paese con PA Social sia considerato un modello da seguire a livello internazionale. Il PA Social Day è un evento unico nel suo genere, aperto a tutti e con il coinvolgimento di tantissime persone in tutta Italia: PA, utilities, imprese, singoli professionisti, amministratori pubblici, manager, cittadini. Una comunità-community sempre viva di cui dobbiamo essere orgogliosi. Il lavoro sulla nuova comunicazione con divulgazione, formazione, ricerca, va avanti con un sempre più forte spirito d’innovazione che il PA Social Day rappresenterà con 18 città impegnate in contemporanea e con numerose novità rispetto alla scorsa edizione”.
“I social network diventano il medium principale attraverso il quale gli italiani vogliono essere informati dal settore pubblico – afferma Livio Gigliuto, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla Comunicazione Digitale e vice presidente Istituto Piepoli – lo confermano 8 italiani su 10, in modo trasversale tra le diverse fasce d’età e le diverse aree del Paese. Tra gli italiani cresce la voglia di una PA finalmente social, come sono social tutte le aziende con cui i cittadini si interfacciano ogni giorno. Anche gli over 55 dichiarano sempre di più di voler essere informati tramite Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn e le chat come WhatsApp, Telegram, Messenger”.

IL PROGRAMMA

In contemporanea in 18 città si terrà un evento #pasocial animato da professionisti del digitale, giornalisti, comunicatori, rappresentanti di enti, aziende pubbliche, associazioni, imprese e aperto alla partecipazione di tutti. In ogni città si affronterà e approfondirà un tema specifico legato al tema generale della nuova comunicazione digitale. Tutti gli eventi saranno visibili in diretta live sulla pagina dedicata su www.pasocial.info, alimentata dalla piattaforma IPress, e su tutti i social con l’hashtag #pasocial nella mattina del 18 giugno, dalle 9.30 alle 13.30.
L’obiettivo è ampliare il dibattito, sollecitare un confronto, raccogliere idee e proposte, allargare ulteriormente la rete della nuova comunicazione, dare visibilità all’ottimo lavoro che viene portato avanti su tutto il territorio nazionale, sviluppare e incentivare la nascita di nuove esperienze, tirare le somme delle tante cose fatte fino ad oggi, ma soprattutto costruire il lavoro del presente e del futuro.
Nello specifico le città coinvolte e i temi discussi durante il PA Social Day saranno:
• Ancona, Marche: Fake news
• Bagheria, Sicilia: Comunicare Trasparenza e Legalità
• Bologna, Emilia Romagna: Comunicare l’educazione con i social
• Campobasso, Molise: Big data e Open data
• Firenze, Toscana: Musei e Cultura
• Grado, Friuli Venezia Giulia: Turismo
• Milano, Lombardia: Informare e comunicare, contenuti e strumenti per i piani editoriali della PA
• Napoli, Campania: Ambiente, Sanità, Qualità della vita
• Padova, Veneto: Mobilità e Sviluppo Sostenibile
• Perugia, Umbria: Semplificazione
• Pescara, Abruzzo: Fondi europei
• Reggio Calabria, Calabria: Strumenti di Partecipazione e Innovazione per la Valorizzazione del Patrimonio archeologico e culturale
• Roma, Lazio: Comunicazione pubblica e networking, comunicare l’innovazione sul territorio
• Sassari, Sardegna: Nuove professioni e organizzazione di comunicazione e informazione
• Taranto, Puglia e Basilicata: Comunicare sviluppo e comportamenti sostenibili
• Torino, Piemonte: Digital education e digital community nella PA
• Trento, Trentino Alto Adige: Comunicazione e valorizzazione dei Beni Culturali per l’Industria del Turismo
• Vado Ligure, Liguria: Comunicazione in Emergenza

LE NOVITÀ

Sono tante le novità che accompagneranno la seconda edizione del PA Social Day, grazie alla collaborazione dei partner dell’evento:
• L’Osservatorio nazionale sulla Comunicazione Digitale, promosso da PA Social e dall’Istituto Piepoli, presenterà un’importante chiave di lettura e dati sul rapporto tra PA, cittadini, social network e chat. In occasione del PA Social Day verranno resi noti, in tutti i 18 eventi, i risultati di una nuova ricerca che misura il grado di connessione tra Pubblica Amministrazione, cittadini, imprese e social/chat. Un rapporto che, come dimostreranno i dati, negli anni va consolidandosi sempre di più;
• InfoCamere porterà in varie città i dati e le analisi su imprese e innovazione in Italia;
• L’Eco della Stampa farà un monitoraggio del web e delle varie piattaforme social durante e dopo il PA Social Day seguendo il racconto con l’hashtag #pasocial e le chiavi di ricerca legate all’evento;
• Grazie alla tecnologia di Cedat 85 e Digital4Democracy i contenuti dei 18 eventi saranno raccolti in una libreria audio e utilizzati per una pubblicazione successiva;
• In occasione del PA Social Day uscirà il numero zero de “I Quaderni di PA Social”, una nuova pubblicazione scientifica di approfondimento sui temi della nuova comunicazione.

Tutte le informazioni, i programmi città per città, le notizie sul PA Social Day sono disponibili in continuo aggiornamento su www.pasocial.info e su tutti i canali social e chat dell’Associazione PA Social.

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L’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e la sfida del modello italiano di “figitalizzazione”

(da Agi.it) di Livio Gigliuto

Negli ultimi anni, gli studi sull’opinione pubblica condotti dall’Associazione PASocial con Istituto Piepoli confermano che la fase uno, quella dell’invasione digitale da parte della PA e delle aziende pubbliche, è completata: gli italiani sanno che Comuni, Regioni, Ministeri, strutture pubbliche in generale, comunicano tramite i social network e le chat, come fanno le imprese, ma non sanno perché lo fanno.

Solo 6 italiani su 10 conoscono i servizi erogati online dal loro Comune e 1 su 3 non sa neanche che servizi pubblici aspettarsi tramite Facebook e Whatsapp.

La Pubblica Amministrazione su social network e chat, che tengono una share sempre più alta delle nostre menti, si esprime attraverso positive, ma isolate azioni individuali, monadi slegate tra loro e ancora non abbastanza connesse alle richieste dei cittadini. Su questo PA Social ha fatto un lavoro straordinario portando l’Italia ad essere la prima a livello internazionale ad avere una rete nazionale della nuova comunicazione pubblica. Molto resta da fare.

E allora, cosa pensano gli italiani della comunicazione attraverso web, social network, chat? Qual è lo stato della nuova comunicazione nel nostro Paese? Sono solo alcune domande a cui risponderà periodicamente il lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale, promosso e organizzato da PA Social, associazione nazionale per la nuova comunicazione, e Istituto Piepoli. L’Osservatorio è il naturale sbocco di un lavoro di analisi, ricerca e approfondimento che PA Social e Istituto Piepoli portano avanti da tempo e che oggi mira ad essere un punto di riferimento per esperti di comunicazione e cittadini.

Questo monitor costante sul rapporto tra opinione pubblica e comunicazione digitale proverà a raccontare la mutagenesi delle nostre vite, che percepiamo ogni giorno come più digitali. Un fenomeno che l’Osservatorio intende analizzare senza cadere in seduttivi e semplicistici affreschi di futuri distopici.

Se oggi il 78% degli italiani, giovani e meno giovani sostanzialmente alla stessa maniera, si collega più volte al giorno sui social network e il 42% ritiene affidabili le informazioni divulgate sul web (a soli 9 punti da quelle diffuse da “mamma TV”) arriverà un giorno in cui la relazione personale verrà integralmente sostituita dal contatto mediato da smartphone e assistenti vocali? Screenshot e visori tridimensionali ruberanno la scena a incontri vis a vis? La visione “Black Mirror”, come quella che negli anni ’80 raccontava di macchine volanti e alimentazione basata su pillole e cibi liofilizzati, potrebbe indurci a immaginare un futuro in cui il digitale prende il posto del contatto umano.

Ad oggi, più che il modello “sostitutivo” di digitale, in cui il contatto umano viene soppiantato da contatti mediati da un touchscreen, sembra vincere quello figitale, in cui gli strumenti di comunicazione digitale “potenziano” il contatto personale, permettendo alle persone di sentirsi più spesso, stringere relazioni più soddisfacenti, vivere meglio con gli altri.

Esattamente come sta succedendo in questi giorni, in cui continuiamo a prendere il taxi e a parlare col tassista di calcio e di politica, ma magari lo chiamiamo tramite un’app scaricata sul nostro smartphone seguendo la rassicurante icona a forma di macchina sullo schermo che ci dice quanti minuti mancano al suo arrivo. L’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale (sul sito www.pasocial.info tutte le informazioni) fornirà quindi chiavi di lettura e dati oggettivi sulla trasformazione della società attraverso la realizzazione collettiva di studi, ricerche, analisi e letture. Su tre principali tematiche di riferimento: PA (responsabile Sergio Talamo), Utilities (responsabile Gianluca Spitella), Imprese (responsabile Marco Bani).

Riuscirà a farlo grazie al contributo decisivo di partner istituzionali come InfoCamere, Anci Comunicare, gli Istituti Fisioterapici Ospitalieri, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano, Federsanità Anci, partner tecnologici come Eco della Stampa, Doxee, IPress Live, Cittadini di Twitter, Gastone Crm, IlGiornaledellaProtezioneCivile.it, la supervisione e l’apporto di qualità di un Comitato Scientifico formato da Alessandro Cederle (Eco della Stampa), Niccolò Stamboglis (InfoCamere), Patrizia Minnelli (Anci Comunicare), Alessandro Bellantoni (OCSE), Enrico Celotto (Doxee), Gianni Martino (CAR2GO), Letizia Materassi (Università di Firenze), Gea Ducci (Università di Urbino Carlo Bo), Aurora Fantin (Università di Trieste), Francesca Anzalone (Esperta di comunicazione e digitale), Fabio Malagnino (Consiglio Regionale Piemonte), Francesco Pira (Università di Messina), Alessandro Lovari (Università di Cagliari), Marisandra Lizzi (IPress Live), Lorella Salce (IFO), Marzia Sandroni (Federsanità Anci), Marco Laudonio (Ministero Economia e Finanze), Giovanni Sacchitelli (Comunicazione Italiana),  Giuseppe Lanese (USR Molise), Michele Bergonzi (Iulm), Giuseppe Bonura (General Manager), Duilio Rabottini (Regione Abruzzo), Daniele Lombardini (Usl Umbria 2), Pasquale Popolizio (IWA Italy). Un “dream team” della comunicazione digitale italiana che ringraziamo per l’entusiasmo e la dedizione con cui hanno accettato di combattere la “guerra santa” della comunicazione digitale in Italia contribuendo all’attività dell’Osservatorio, che si riunirà per la prima volta nel mese di aprile.

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#FuturaCampobasso, la scuola digitale sempre più viva e innovativa

#FuturaCampobasso è stata innovazione, creatività e scuola digitale. Più di 2000 gli accreditamenti da tutta Italia per la tre giorni che si è conclusa il 24 novembre. Al Teatro Savoia di Campobasso sono stati premiati i migliori progetti del territorio, selezionati per la finale del “Premio Scuola Digitale”. Lo spaccato che è emerso durante la cerimonia di premiazione è quello di una Comunità scolastica fortemente motivata, creativa e innovativa. E’ stato bellissimo raccogliere l’entusiasmo trasmesso da tutti gli studenti e i docenti.

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Olimpiadi Italiane di Informatica 2018: appuntamento il 13 settembre all’ITST “Marconi” di Campobasso

Giovedì 13 settembre partirà il nuovo anno scolastico in Molise, ma per l’ITST Marconi di Campobasso si tratta di una data molto speciale. Lo stesso giorno, infatti, cominceranno ufficialmente le Olimpiadi Italiane di Informatica 2018 (in breve #OII2018) e la fase nazionale della manifestazione sarà ospitata proprio dall’Istituto Marconi.

La manifestazione è organizzata da AIICA, l’associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico che offrirà i suoi tecnici a supporto dell’evento, mentre il personale del Marconi è già da tempo impegnato nell’allestimento dell’aula magna, completamente rimessa a nuovo e dotata delle 100 postazioni necessarie per le gare. In palio c’è il titolo italiano. Per la prima volta in assoluto, quest’anno prenderanno parte alla sfida conclusiva anche studenti provenienti dalle scuole italiane all’estero.

Un lavoro davvero enorme, fanno sapere dall’ITST Marconi, avviato fin dai primissimi giorni successivi alla conclusione delle lezioni nel mese di giugno, che coinvolge, oltre al già citato personale tecnico, anche alcuni insegnanti e studenti del Marconi, questi ultimi impegnati nell’ultimo periodo delle loro vacanze estive nell’installazione del sistema operativo Ubuntu su tutte le postazioni, con grande soddisfazione della stessa AICA, che vedrà il suo intervento tecnico in buona parte facilitato da questa operazione preventiva.

Anche le altre fasi dell’organizzazione sono in dirittura d’arrivo: già pronti da tempo il manifesto e il logo dell’evento, scelto attraverso un concorso vinto dalla studentessa del Liceo Artistico Manzù Elena Morano.

E’ stato definito con precisione anche il programma. Questi gli eventi principali:
− la cerimonia di apertura, giovedì 13 alle ore 17 presso la sala auditorium del Centrum Palace Hotel di Campobasso, la struttura alberghiera che ospiterà tutte le delegazioni;
− la gara vera e propria è in programma venerdì 14 alle 9;
− la riunione fra i referenti del Comitato Scientifico dell’AICA e i docenti delle varie scuole presenti, che si terrà venerdì 14 durante lo svolgimento della competizione;
− una passeggiata guidata nel centro di Campobasso con visita al Castello Monforte, per tutti coloro che vorranno partecipare, nel pomeriggio di venerdì 14;
− Happy Magistralis, presso la sala ricevimenti del Centrum Palace Hotel, a cura del prof. Fausto Fasano dell’Università degli studi del Molise, alle ore 20 di venerdì 14;
− La cerimonia di premiazione, sabato 15 alle 9 presso l’aula magna del Convitto Nazionale Mario Pagano.
La conferenza stampa di presentazione si svolgerà lunedì 10 settembre alle 10 presso i locali del Marconi in piazza San Francesco.

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Erasmus Plus, bilancio positivo per il progetto “Accademia Digitale” dell’USR Molise

Campobasso 02.05.2018 (da TiscaliNews) – “Abbiamo sperimentato su noi stessi le classi del futuro. Ci siamo messi in gioco attraverso dinamiche interattive che sono ormai fondamentali per una didattica innovativa adatta ai bisogni degli alunni del ventunesimo secolo”. Lo ha detto Carmela Pietrangelo, ambasciatrice E-twinning del Molise e progettista Erasmus Plusal termine del percorso di formazione europea che ha coinvolto diversi istituti scolastici molisani con i rispettivi docenti ‘animatori digitali’. L’ultimo gruppo composto da nove animatori digitali è partito lo scorso aprile con destinazione il ‘Future Classroom Lab di Bruxelles, scuola di eccellenza a livello internazionale sui temi dell’innovazione e del digitale.

L’iniziativa si è sviluppata grazie al progetto KA1 Erasmus Plus “Accademia Digitale”promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale del Molise (diretto da Anna Paola Sabatini) a cui ha aderito un consorzio di 13 scuole. Le attività formative sono partite lo scorso autunno e hanno toccato temi come lo sviluppo digitale, la sicurezza in rete, l’educazione ai media, l’e-twinning, il setting di aula del futuro, la realtà aumentata, il coding e la robotica. L’evento finale è previsto il prossimo 30 maggio alla scuola secondaria di primo grado “Bernacchia – Brigida” di Termoli (Campobasso). All’appuntamento parteciperanno gli animatori digitali molisani e i docenti interessati ad approfondire i temi legati all’innovazione digitale a scuola. Sono previsti laboratori e workshop gestiti dagli animatori digitali ‘esperti’ che si sono formati a Bruxelles. “Il valore aggiunto dell’esperienza di mobilità – ha spiegato Carmela Pietrangelo – è la collaborazione con i docenti europei dai quali si traggono numerosi spunti, idee e un confronto produttivo per entrare in una dimensione europea dell’educazione”.

Si chiude un biennio di formazione europeo estremamente produttivo per la nostra scuola – ha dichiarato Giuseppe Lanese, Referente del Piano nazionale scuola digitale per l’USR Molise – Ai nostri docenti è stata offerta l’occasione di diventare ‘animatori digitali esperti’ frequentando corsi di eccellenza. Un percorso formativo voluto dall’Ufficio Scolastico Regionale grazie alla partecipazione a due progetti KA1 Erasmus Plus: ‘European Digital Academy’ e ‘Accademia Digitale’ (quest’ultimo approvato con il massimo del punteggio) e alla creazione di due consorzi di scuole, per un totale di 27 Istituti molisani coinvolti”.

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