Piano Nazionale Scuola Digitale: il bilancio del Miur e le sfide del futuro

Nella sede dell’Acquario Romano il punto sui 20 mesi di attuazione dello strumento che punta a innovare la scuola italiana. Presente anche la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

di Giuseppe Lanese*

ROMA – “Gli investimenti sul Piano Nazionale scuola digitale incidono positivamente sul prodotto interno lordo e dunque sulla ricchezza del Paese e rendono l’Italia un luogo più attrattivo per le imprese e gli investimenti esteri”. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha parlato così nel suo intervento durante l’incontro nazionale organizzato dal Miur all’Acquario di Roma per fare il punto sui 20 mesi di attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale. Un appuntamento che ha coinvolto docenti animatori digitali, rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico e produttivo arrivati da tutta Italia per stringere “un’alleanza per l’innovazione della scuola”. Il Pnsd resta uno dei pilastri della legge 107/2015, quella sulla “Buona Scuola”. E gli obiettivi del Piano non cambiano, spiegano dal Miur: innalzare le competenze degli studenti, i loro apprendimenti, i loro risultati e l’impatto che avranno nella società come individui, cittadini e professionisti.

Era il 2007 quando, per la prima volta, si è parlato di strategie digitali per la scuola. Da allora, nonostante gli investimenti operati negli anni in questo settore, lo stato dell’arte parla di un’Italia posizionata al 25esimo posto su 28 (Digital Economy Index), con debolezze strutturali in ambito di connettività e materiale umano. L’economia digitale ha rappresentato nell’ultimo anno il 2,54% dell’occupazione totale in Italia (la media OCSE e del 2,85%), e il 3,72% del Pil, quando la media OCSE su quest’ultimo punto si attesta sul 5,5%. Insomma siamo indietro e dobbiamo recuperare il gap con gli altri paesi e il Piano Nazionale Scuola Digitale può essere lo strumento utile a centrare questo obiettivo. Dal Ministero dell’Istruzione prevedono alcuni passaggi obbligati per la sua applicazione. Innanzitutto partire dagli strumenti: condizioni di accesso, qualità degli spazi e degli ambienti, identità digitale e amministrazione digitale. Poi, puntare su competenze e contenuti, migliorando la didattica e rafforzando gli apprendimenti degli studenti. Non meno importante è la formazione del personale, orientata all’innovazione didattica. Ma nulla di tutto ciò può essere realizzato senza una strategia efficace di accompagnamento. Questo compito è stato affidato alle azioni del Pnsd che vanno dalla 28 alla 35 (tutto il Pnsd conta 35 azioni), oltre alla sinergia con il Piano triennale dell’offerta formativa delle singole scuole.

 E quindi: un animatore digitale in ogni scuola (azione 28), accordi territoriali (azione 29), Stakeholders Club per la scuola digitale (30), una galleria per la raccolta di pratiche (31), dare un ascolto permanente alle reti innovative (32), Osservatorio per la scuola digitale (33), un comitato scientifico per allineare il Pnsd alle pratiche internazionali (34), il monitoraggio dell’intero Piano (35). Per fare questo, sono stati previsti investimenti per più di un miliardo di euro (1094,5 milioni di euro) dal 2015 al 2020, divisi tra fondi Buona Scuola, PON “Per la Scuola” FESR 2014-2020 e altri fondi Miur. “La Buona Scuola digitale esiste già, in tutta Italia”, sottolineano dal Ministero dell’Istruzione, “ma lo Stato deve adesso fare in modo che questo patrimonio diventi sempre più diffuso e ordinario. Per far sì che nessuno studente resti indietro. Per far sì che, nell’era digitale, la scuola diventi il più potente moltiplicatore di domanda di innovazione e cambiamento del Paese”. Una trasformazione culturale di cui l’Italia ha davvero bisogno e che può trovare nelle strategie di promozione della scuola digitale un valido alleato.
 *Referente PNSD (USR Molise), Cantiere Scuola Digitale

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