L’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e la sfida del modello italiano di “figitalizzazione”

(da Agi.it) di Livio Gigliuto

Negli ultimi anni, gli studi sull’opinione pubblica condotti dall’Associazione PASocial con Istituto Piepoli confermano che la fase uno, quella dell’invasione digitale da parte della PA e delle aziende pubbliche, è completata: gli italiani sanno che Comuni, Regioni, Ministeri, strutture pubbliche in generale, comunicano tramite i social network e le chat, come fanno le imprese, ma non sanno perché lo fanno.

Solo 6 italiani su 10 conoscono i servizi erogati online dal loro Comune e 1 su 3 non sa neanche che servizi pubblici aspettarsi tramite Facebook e Whatsapp.

La Pubblica Amministrazione su social network e chat, che tengono una share sempre più alta delle nostre menti, si esprime attraverso positive, ma isolate azioni individuali, monadi slegate tra loro e ancora non abbastanza connesse alle richieste dei cittadini. Su questo PA Social ha fatto un lavoro straordinario portando l’Italia ad essere la prima a livello internazionale ad avere una rete nazionale della nuova comunicazione pubblica. Molto resta da fare.

E allora, cosa pensano gli italiani della comunicazione attraverso web, social network, chat? Qual è lo stato della nuova comunicazione nel nostro Paese? Sono solo alcune domande a cui risponderà periodicamente il lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale, promosso e organizzato da PA Social, associazione nazionale per la nuova comunicazione, e Istituto Piepoli. L’Osservatorio è il naturale sbocco di un lavoro di analisi, ricerca e approfondimento che PA Social e Istituto Piepoli portano avanti da tempo e che oggi mira ad essere un punto di riferimento per esperti di comunicazione e cittadini.

Questo monitor costante sul rapporto tra opinione pubblica e comunicazione digitale proverà a raccontare la mutagenesi delle nostre vite, che percepiamo ogni giorno come più digitali. Un fenomeno che l’Osservatorio intende analizzare senza cadere in seduttivi e semplicistici affreschi di futuri distopici.

Se oggi il 78% degli italiani, giovani e meno giovani sostanzialmente alla stessa maniera, si collega più volte al giorno sui social network e il 42% ritiene affidabili le informazioni divulgate sul web (a soli 9 punti da quelle diffuse da “mamma TV”) arriverà un giorno in cui la relazione personale verrà integralmente sostituita dal contatto mediato da smartphone e assistenti vocali? Screenshot e visori tridimensionali ruberanno la scena a incontri vis a vis? La visione “Black Mirror”, come quella che negli anni ’80 raccontava di macchine volanti e alimentazione basata su pillole e cibi liofilizzati, potrebbe indurci a immaginare un futuro in cui il digitale prende il posto del contatto umano.

Ad oggi, più che il modello “sostitutivo” di digitale, in cui il contatto umano viene soppiantato da contatti mediati da un touchscreen, sembra vincere quello figitale, in cui gli strumenti di comunicazione digitale “potenziano” il contatto personale, permettendo alle persone di sentirsi più spesso, stringere relazioni più soddisfacenti, vivere meglio con gli altri.

Esattamente come sta succedendo in questi giorni, in cui continuiamo a prendere il taxi e a parlare col tassista di calcio e di politica, ma magari lo chiamiamo tramite un’app scaricata sul nostro smartphone seguendo la rassicurante icona a forma di macchina sullo schermo che ci dice quanti minuti mancano al suo arrivo. L’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale (sul sito www.pasocial.info tutte le informazioni) fornirà quindi chiavi di lettura e dati oggettivi sulla trasformazione della società attraverso la realizzazione collettiva di studi, ricerche, analisi e letture. Su tre principali tematiche di riferimento: PA (responsabile Sergio Talamo), Utilities (responsabile Gianluca Spitella), Imprese (responsabile Marco Bani).

Riuscirà a farlo grazie al contributo decisivo di partner istituzionali come InfoCamere, Anci Comunicare, gli Istituti Fisioterapici Ospitalieri, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano, Federsanità Anci, partner tecnologici come Eco della Stampa, Doxee, IPress Live, Cittadini di Twitter, Gastone Crm, IlGiornaledellaProtezioneCivile.it, la supervisione e l’apporto di qualità di un Comitato Scientifico formato da Alessandro Cederle (Eco della Stampa), Niccolò Stamboglis (InfoCamere), Patrizia Minnelli (Anci Comunicare), Alessandro Bellantoni (OCSE), Enrico Celotto (Doxee), Gianni Martino (CAR2GO), Letizia Materassi (Università di Firenze), Gea Ducci (Università di Urbino Carlo Bo), Aurora Fantin (Università di Trieste), Francesca Anzalone (Esperta di comunicazione e digitale), Fabio Malagnino (Consiglio Regionale Piemonte), Francesco Pira (Università di Messina), Alessandro Lovari (Università di Cagliari), Marisandra Lizzi (IPress Live), Lorella Salce (IFO), Marzia Sandroni (Federsanità Anci), Marco Laudonio (Ministero Economia e Finanze), Giovanni Sacchitelli (Comunicazione Italiana),  Giuseppe Lanese (USR Molise), Michele Bergonzi (Iulm), Giuseppe Bonura (General Manager), Duilio Rabottini (Regione Abruzzo), Daniele Lombardini (Usl Umbria 2), Pasquale Popolizio (IWA Italy). Un “dream team” della comunicazione digitale italiana che ringraziamo per l’entusiasmo e la dedizione con cui hanno accettato di combattere la “guerra santa” della comunicazione digitale in Italia contribuendo all’attività dell’Osservatorio, che si riunirà per la prima volta nel mese di aprile.

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