Pa Social Day 2020: focus anche sulla Dad e la Media Education

Una maratona lunga 10 ore per parlare di innovazione, digitale, comunicazione, e giornalismo. L’edizione del Pa Social Day 2020 si è svolta interamente online a causa dell’emergenza coronavirus ed ha rappresentato un bell’esperimento formativo e sociale. Diciotto le città partecipanti da tutta Italia e tanti gli esperti coinvolti. (il programma: https://bit.ly/3fPWEfh).
Tra i temi approfonditi si è parlato anche di didattica a distanza e di media education. Argomenti quanto mai attuali. Il tema è stato trattato, in particolare, da Giuseppe Lanese, portavoce dell’Ufficio Scolastico del Molise, docente e giornalista. Lanese ha raccontato anche la sua esperienza diretta in materia di didattica a distanza come membro della Task force del Ministero dell’Istruzione e della Protezione civile che, sin da fine febbraio 2020, ha seguito, aiutato e monitorato le scuole nella difficile fase del lockdown.
Ecco l’intervento integrale:
“E’ stato detto in più di una occasione che il mondo della scuola – e dell’istruzione più in generale – ha dimostrato grande resilienza in questo difficile periodo. E con tutte le difficoltà del caso ha combattuto, ha lottato, ha resistito e non si è arreso alle difficoltà. Abbiamo ulteriormente imparato –anche se questo dentro di noi dovrebbe essere un elemento acquisito e acclarato – quanto la scuola serva al Paese. E quanto non se ne possa fare a meno. Secondo un recente sondaggio Ipsos, il settore dell’istruzione nazionale (dalla scuola dell’Infanzia e fino all’Università) è ai vertici della scala di gradimento per gli italiani con un punteggio di 59. E l’istruzione stacca di diversi punti anche le associazioni no profit che raggiungono un punteggio di 49 nella scala di gradimento. Quindi gli italiani considerano la scuola una colonna per la società. Un altro termine che andrà sicuramente ricordato quando si parla di scuola in questo momento è FLESSIBILITA’. La nostra comunità scolastica si è reinventata, nel giro di pochissimo tempo, riuscendo a passare da una didattica al 100 per cento in presenza ad una didattica al 100 per cento a distanza. Con buoni risultati, vorrei sottolineare. Secondo la mia personale esperienza essendo impegnato ormai da fine febbraio in attività di monitoraggio e formazione proprio su questi temi con molte scuole. Certo, ci sono state e ci sono ancora molte criticità: il livello di connettività, gli strumenti a disposizione, la distanza dai docenti che ha sicuramente influito sulla produttività scolastica degli alunni, i problemi legati all’integrazione dei soggetti più deboli (sia dal punto di vista fisico, psicologico che sociale), i limiti obiettivi anche rispetto all’insegnamento dei più piccoli. Molto meglio, invece, la dad e la formazione a distanza in ambito universitario, ma anche per la formazione dei docenti, con centinaia di corsi erogati in tutta Italia in questo periodo di lockdown. Il ministro dell’Università Manfredi ci ha anche fornito dati interessanti. In meno di un mese, circa il 95% dell’offerta didattica è stata portata in rete, con il 90% degli studenti a seguire i corsi. In questo trimestre, rispetto al trimestre scorso, non è cambiato il numero dei laureati e degli esami sostenuti, svolti online. Probabilmente, in futuro l’e-learning e la dad saranno sempre più usati negli atenei con la possibilità di integrare la didattica a distanza con quella in presenza. Questo perché ci sono fasce studentesche escluse dalla presenza, come le categorie più fragili quali i disabili, oppure persone provenienti da aree disagiate, con difficoltà di spostamento, studenti fuori corso, studenti lavoratori. Ma la dad permette anche di internazionalizzare i corsi aprendo i nostri atenei agli studenti stranieri senza dover immaginare viaggi e spostamenti. Quindi il futuro potrebbe essere l’integrazione. Senza la dad, la scuola sarebbe stata ferma. E questo, per fortuna, non è accaduto. Grazie all’impegno dei dirigenti scolastici, dei docenti (con orari prolungati e con decine di corsi di formazione effettuati). Grazie a tutto il personale della scuola, al Ministero dell’istruzione (che ha investito tempo e risorse) agli Uffici scolastici regionali. Una grande rete nazionale al servizio del territorio. E grazie anche alle famiglie che mai come in questo momento sono state vicine alla scuola offrendo un grande aiuto a casa con i loro figli. La scuola si è dimostrata quella grande comunità che è. Secondo un recente sondaggio civico promosso da Cittadinanza attiva, il 92% delle scuole ha attivato la didattica a distanza, per lo più con lezioni in diretta su varie piattaforme (85%) e una durata media a lezione fra i 40 e i 60 minuti (69%). Il 60 per cento degli intervistati dà una valutazione positiva del lavoro svolto in questa nuova veste. Probabilmente ha inciso sulla soddisfazione anche l’aspetto legato allo smart working e alla possibilità di frequentare riunioni, collegi e consigli di classe da remoto evitando spostamenti in auto e rischi per il viaggio (mettiamoci anche i vantaggi per il minore inquinamento procurato). Cosa ne sarà della didattica a distanza quando tutto tornerà come prima? (lo speriamo). Sicuramente sarà un servizio in più a disposizione della scuola. Sicuramente resterà il grande balzo in avanti in termini di uso delle tecnologie e in dotazioni a disposizione di scuole e famiglie. Sicuramente resteranno le nuove competenze acquisite da docenti e studenti. Personalmente penso che la dad potrà essere utile anche in futuro per il mondo della scuola con tecnologie sempre più immersive anche se non può essere paragonata dal punto di vista pedagogico alla didattica in presenza, in termini di feedback con i docenti e di relazione tra i compagni. Guardarsi negli occhi è fondamentale per una comunicazione efficace, dicono gli esperti. La dad va meglio regolamentata dal punto di vista organizzativo. Servono linee guida chiare che diano una direzione unitaria alle scuole pur nell’autonomia che viene riconosciuta agli istituti. Restano problemi legati alla privacy e alla protezione dei partecipanti anche dai nuovi attacchi di cyberbullismo che ora, come la cronaca ci racconta, possono avvenire anche durante le lezioni tramite l’incursione di hacker e cyberbulli. L’Osservatorio nazionale sul contrasto al bullismo e al disagio giovanile ci dice che nel primo mese e mezzo di dad si sono registrati 145 casi di cyber bullismo verso gli alunni, 74 casi verso gli insegnanti e 11 casi di revenge porn. Occorre insegnare ai nostri giovani ad usare correttamente la rete e le nuove tecnologie. La media education dovrebbe diventare oggetto di approfondimento nelle nostre aule. Dobbiamo rafforzare e promuovere la funzione pedagogica delle varie forme di comunicazione. Dobbiamo farlo, perché la comunicazione non è solo prerogativa di giornalisti e comunicatori, dunque di professionisti del settore. Non più. Oggi anche i nostri giovani hanno nelle loro mani gli strumenti di comunicazione usati dagli stessi professionisti. E a volte questi strumenti possono diventare delle vere e proprie armi. E non parlo solo di cyberbullismo, ma anche del contrasto al linguaggio d’odio che pervade la rete. Il cosiddetto hate speech. E di fake news. Anzi, l’OMS ha parlato proprio di infodemia, cioè di diffusione di una quantità di informazioni enorme, provenienti da fonti diverse e dal fondamento spesso non verificabile. Ancora di più, allora, bisognerebbe insegnare ai nostri ragazzi ad orientarsi. E non a caso si parla di media education anche nell’azione 14 del Piano nazionale scuola digitale. Il cantautore Eugenio Finardi parla di disinformazione in un brano scritto proprio a ridosso del lock down: “La disinformazione c’è sempre stata e continuerà ad esserci nel mondo; è un’arma potentissima, più di un fucile. E’ più facile comprendere la cattiva informazione che non quella corretta”. Un’ultima considerazione voglio farla rispetto al tema della sicurezza, della privacy e della tutela dell’infinità di video, foto e materiale culturale prodotto dalle nostre scuole nel periodo di lockdown. E’ materiale che va protetto. Ci sono tecnologie come la blockchain che servono a questo. Che possono tutelare corsi, lezioni, video artistici e musicali in rete. Ci sono già molte scuole che stanno usando questa tecnologia. L’ordine nazionale dei giornalisti sta pensando di usare la blokchain, ad esempio, per certificare gli articoli prodotti in rete dai giornalisti iscritti all’Albo. Ed è un ragionamento che va fatto perché ci sono opere culturali straordinarie che stanno riempendo la rete e che vanno tutelate. E a proposito di lavori delle scuole. Su impulso del ministero dell’istruzione le scuole hanno prodotto lavori bellissimi in rete sul tema della didattica a distanza che sono stati rilanciati a livello nazionale anche dal Ministero dell’Istruzione”.

Pubblicato da Giuseppe Lanese su Mercoledì 20 maggio 2020

 

 

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